mercoledì 29 gennaio 2014

Gli Istanti Perfetti

Edward Hopper- Nighthawks

I suoni e le luci si dissolsero nel fango nero
della notte, cadendo come stelle in un canto
di San Lorenzo, dolce e amaro al tempo stesso;
Lì brillarono quegli occhi d'incenso,
puliti più del Nord e dell'oceano,
freddi come il ghiaccio secco e la vita:
uniti in un distacco velato d'istanti,
quando invece del tempo non resta
che un vago senso di esaurita fretta.


Quante cose si possono dire su di te,
i respiri, pensieri di ieri, ma quante cose
ancora posso dire dentro di te:
anni di deserti polverosi- quella sensazione
che non t'abbandona nemmeno tra la gente-
formicolando arrogante tra i precipizi
delle insicurezze, scivolando sull'aria
viziata dei ricordi, chiusi ad onta di danno
per quelli che stanchi la ricorderanno,
sospirando delusi tra giudizi inesatti.


Quante cose posso dire dentro di te,
ben più intime e meno sensate:
i miei gesti sbagliati, le frasi spezzate,
quella mano che stanca ancora ti cerca
non per amore, ma per sicurezza
cadendo sconfitta sul petto
la notte che s'ombra di netto
mentre aspetto disteso sul letto
un tuo sussurro distratto.


Non che l'alba spezzi la voglia,
forse da Oriente sorge anche una spoglia
malinconia dal mio sonno levante,
alzando la tenera testa distante
anni-luce da me, dal mio esser
presente in questa mattina d'inverno
freddo,- un brivido d'inferno la tua assenza
spenta col peso fatuo del giorno-
mentre mordo l'asfittica distanza del vuoto,
del vano
nostro mondano.


È un'agnizione strana quando si scorge
la scia ancora calda della tua sera,
tenebrosa e procace; così tardiva
parte dal nostro rifugio che non esiste,
in un teatro di giochi senza sipario-
cruda e reale come un sogno-
prendendo le mie dita incrociate
di getto, accucciate sotto il mento
in una smorfia senza senso:
chiusi gli occhi in un lampo di libertà,
rideremo, rideremo fino a piangere
scandendo i passi della solitudine
lontana da casa, mentre felici- assieme-
guarderemo un tramonto
distante secoli.
domenica 1 settembre 2013

Lo scrigno felice

Van Gogh- Dr Gachet

Non è la vita che un giorno si perde, 
ma il segreto felpato di moquette,
quel frappé scomposto in nulla e ciarde
lente, pomice frappa del fogliame;

Quel segreto da bar, bagaglio fedele-
cosa dice lo serri verace,
che le cose felici son rare
come cripte o buche preziose-
lo tieni in mente, l'osservi sempre.

Tra le sterpaglie di chi crede
la vita esser voce, il tuo silenzio
che nulla dice, sará ripa 
di luci prone dalle stelle;
per gli altri solo il lume
senza pace d'un lampione.

Mattia Lo Presti

venerdì 23 agosto 2013

Dimenticanze

Edward Hopper- Escursione nella filosofia

  • Se tornassero a noi le cose
  • sparite, la chiave del bagno,
  • la mia collana dell’anniversario-
  • piccoli vuoti che ritornano uguali-
  • la certezza avremmo almeno
  • di ogni giorno che si allontana,
  • di ogni amicizia che è mancata. 

  • Se vedessimo d’intorno le incertezze 
  • (e sono diafani fantasmi, in contro-luce;
  • posaceneri colmi di fumo, schiariti
  • si gonfiano come il peso che porta
  • chi è solo), a queste paragonare il vuoto
  • sarebbe fortuna; una sciocca cupezza
  • di chi, dentro, è ormai morto. 

  • Invece, la microfisica della vita
  • disperde elettroni e particelle; si perde
  • tutta la cianica sostanza che frulla
  • la memoria e la sua pecca. Ricordo
  • dove ho messo la testa, 
  • ma non dov’è rimasta la lenza
  • che tira lenta la mia esistenza. 
     


giovedì 22 agosto 2013

Amo te in tutti i modi e tempi del verbo

Magritte- Gli Amanti


Ho sentito dell'infinitesima
vita d'un elettrone, e dirai
sorridendo come ad un bambino
- Quante cose di me non sai. -


Ci son parole vuote più che mai
nella scia delle frasi corpose
che stringono la gola delle mie,
attratte dalle tue linee sinuose.

Ho parlato coi tuoi occhi
fino a mezzanotte, con la dolcezza
felina del tuo sguardo sensuale
accarezzando il tuo profumo.

Ciò che di te profondamente amo
non può esser scritto,
né raccontato come una storia
qualunque; è il tuo sorriso

specchio di tante fiabe incantate,
una cornice d'amore falbe
sulle nostre mani unite.
Quanti battiti ho perso tra albe

e tramonti che schiudevano
la nostra storia che non è
quello in cui molti speravano.
Nei mattini di brina e terra

abbiamo imparato a vivere
da amanti, grovigli e lacci
sospesi nel vuoto del domani
coi suoi buchi di memorie.

Amo te in tutte le sfumature,
non giacchè evanescente fuggi,
ma per i bagliori di luce
ch'aleggiano anche in tua assenza

Gli occhi che vedono, ma non guardano


Amedeo Modigliani- Occhi di Donna


L’oro dei ricordi brilla e brucia
sulla cenere ammuffita: la rischiara
dolce, un po’ contratta, come quando
sentire scorrere tutte
le tue pupille sulla mia pelle
era una gelida cascata di stelle,
la prima notte che ti ho baciata.

E quella notte non vuole più arrivare:
s’inceppa sull’argento dell’alba,
fugge nascosta- orba della mia speranza;
E’ tiepida argilla, un cruccio violento,
ma scompare cerulea e ritorna mattina.

E tuttavia nella notte s’ostina ancora
l’indicibile sospetto, che tra gli specchi
dei miei sogni,  assorto si rivela:
La paura di sbirciare nei tuoi occhi
e veder riflessi quelli d’un altro.


martedì 20 agosto 2013

Il Silenzio dei Sogni

Gustave Dorè- L'Enigma (1871) Parigi, Museo d'Orsay


Senza la fretta di raccontare
mille- lineari voci, millenarie
passioni che tramandiamo
di padre in figlio;
senza questa stretta di patire
per poi saper ridere,
sarebbe poesia anche questa
fredda catena di giorni?

Ma quando anche i grappoli
dei silenzi araldi sembrano
senza parole, e le aride-
tristemente candide- fattezze
delle nuvole strisciano sopra le sterpi
come serpi vergognose,
vedi nell’ombra (è un istante)
la verde erba che risorge dagli stenti.

E mi sembra di stare in posa all’eterno,
mentre il mondo cade danzando;
Sono in un sogno e si sente
dal silenzio qui intorno- un pianto
riverbera assorto- sullo sterno sento il peso
 di ogni rosa che muore travolta da spine;
ogni punto che dice addio,
pone fine ad una frase. 


lunedì 22 aprile 2013

La Borsa delle Feste



Tintinellava il tuo bauletto
e ogni secondo potevo sentirti
come la goccia d'un rubinetto
che perde, ed ora- ad averti-
è il tempo che sgoccia, si perde.

Pioveva, quel giorno, alla festa:
si paga cara, la fretta, ma se
sia traccia del soffio che si leva
non v'è uno che lo sappia,
e dalle dita, capricciosa scorre la vita.

Certo, non abbiamo consistenza:
scheletri in una pineta e famelica
carne per amare quella nubecola
che sembra esser solo tosse, amore,
nella fenditura- ora grinza- delle ore.

Ma di Louis Vuitton più non importa:
nell'estorta e muta lingua della stanza,
parla solo il nostro gergo incognito-
solo questo, carme e sbadiglio:
trappola d'una morte ancora lontana.


venerdì 12 aprile 2013

Non capisco perché non resti con me

Lacrime e parole
che il mio cuore
non sa dire.


Non capisco perché non resti con me
sotto alla luna e al respiro ormai cupo:
ho nostalgia del terso, mio scuoiato verso,
qui c'è solo lo stesso vecchio ricordo
che esplode da dentro e ristagna:

trabocca e schiaccia il tuo querulo cuore
quest'immota ghiaccia che non muore mai,
la smaltata faccia della notte alta
dentro al segreto greto d'un dirupo e
parla al sentimento sgualcito e torvo;

ed è bacio di donna, sangue di stella,
non c'è luna, ma sabbia che stanca
e sento questi venti assenti anni
diventar tempesta, poi labbra
muover fiato, immenso- fiorito- canto.
venerdì 5 aprile 2013

Le pareti del cuore

"Disclosure" by Ken Wong


Nudo il selciato su cui cado disteso
dopo aver visto l'amore morire,
tanto odio delicato in albore
e una vita che sa di non dire
l'allegro, mio inquieto dolore.

E questo è il fiele che beve il cuore,
un immenso silenzio come immerso
in un buco nascosto, dove culla
il profumo umido e arso
di se stesso, chiuso in una cisterna.

Singhiozza già il veliero al vento,
quest'oltremare che porta il cuore
al ritmo di pareti ramate,
ma non di bel colore:

è ruggine che mormora eterna.

venerdì 1 marzo 2013

Finchè batte il cuore

Ken Wong, Three Wishes



Riscopro come in un sogno confuso
quale via percorrere sul selciato,
e non c'è lampione
nè qualcuno ad aspettare,
solo l'ombra di chi
se n'è andato e non ha aspettato.

E' un momento che vorrei abbracciare,
un rimorso non detto- tanto pesa- tanto
questa vita immersa che vuota trema;
e per chi la vuole è un vuoto
soffocato che si coagula ad essa
sotto alla voce del proprio fiore. 

Sofferente sentiero di cuore, falò
da libeccio senza fumo, fuggi appeso
ad un filo che s'allontana e calmo
come un ripostiglio impolverato
hai aspettato a lungo, troppo stanco
per illuminare quest'anima satura. 

Sono allora l'alone d'una pagina
che si leva fuor di libro o fonte
asciugata di un amante distrutto,
ma in questa strada che si corrùga
risuona il ritornello del mio cuore
che vive dell'amore senza metterlo in rima. 

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