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venerdì 5 aprile 2013

Le pareti del cuore

"Disclosure" by Ken Wong


Nudo il selciato su cui cado disteso
dopo aver visto l'amore morire,
tanto odio delicato in albore
e una vita che sa di non dire
l'allegro, mio inquieto dolore.

E questo è il fiele che beve il cuore,
un immenso silenzio come immerso
in un buco nascosto, dove culla
il profumo umido e arso
di se stesso, chiuso in una cisterna.

Singhiozza già il veliero al vento,
quest'oltremare che porta il cuore
al ritmo di pareti ramate,
ma non di bel colore:

è ruggine che mormora eterna.

lunedì 16 gennaio 2012

Dipinto ( "Tra un fiore colto e l'altro donato")


Quel sorriso familiare
nel ricordo,
18-07-09
lo cercai ancor prima
di amarlo lì,
sulle tue piccole labbra.
Ansiosamente
lo rubai alla sua cornice
per disegnare
nel vecchio bianco e nero del mio cuore,
paesaggi fantastici
dove insieme
creiamo colori mai visti,
tra sfumature di emozioni
e riflessi di passioni consumate.
sabato 14 gennaio 2012

Che colore hanno gli alieni? (Extraterrestre portami via)

Shifting, Very Slowly
Computer-controlled LED Installation
Passò la notte accovacciato, vomitando. Da due settimane ormai stentava quasi a star in piedi, e ora, colpa anche di qualche inevitabile bicchiere di troppo, stava sboccando l’anima. Non che avesse molto cui pensare tra un conato e l’altro, ma si ritrovò a divagare mentre rigettava:  Marek rifletté proprio sulle ultime caotiche settimane al Distretto di polizia. La notizia arrivò carica di enfasi la notte del 7 novembre: un oggetto volante non identificato, al secolo U.f.O, era atterrato, o meglio schiantato al suolo, nella periferia rurale della metropoli. Non che l’evento si potesse considerare una novità  dato che tra alieni, fantasmi, serial killer pluriomicidi e mostri mutanti radioattivi, i cliché si susseguivano in un incessante catena di superstizioni inventate solo per ottenere qualche minuti di attenzione, di ascolto. Popolarità magari, celebrità. Questo era quello che al Distretto era chiamato il “margine della società tra la feccia e il centro urbano”; segnalazioni fasulle, ovviamente, che non ottenevano nemmeno una misera considerazione. Marek odiava profondamente tutta questa perdita di tempo, e il puzzo di vomito rimpolpò il disprezzo. Eppure quella maledetta notte di novembre qualcosa allarmò i poliziotti per la restante parte della serata:  la telefonata rapida, quei suoni sgradevoli ma ipnotici, paranormali. Vento, bufera. Urla.                                                                                                                                                                                        La tentazione di mandar giù una volante giusto per una controllatina veloce fu forte, ma l’orgoglio la vinse. In questa maniera la storia finì nel dimenticatoio del cestino intasato del Distretto tra delitti irrisolti  e stupri non attestati. La criminalità di Broadsest Falham non era la migliore della contea, anzi. Immaginate di respirare profondamente e pensare a tutte quelle storielle che si raccontano sui tre secondi che passano e le conseguenti tre nascite avvenute nell’arco di tre arieggiamenti polmonari. Ogni tre respiri a Broadsest Falham muoiono  invece cinque persone, di cui due probabilmente assassinate;  avvengono forse anche quattro furti tra i  vicoli bui della parte ovest della periferia industriale e innumerevoli rapine: il problema non era trascurabile. Per risolverlo, furono prese scarne misure preventive che rimasero solo vani tentativi per salvare la parvenza di un impegno. O almeno di un interessamento, osavano bofonchiare gli anziani nei pub. Già, un interessamento. Pareva proprio che l’unica a contare davvero fosse l’apparenza;  l’apparenza di agire tempestivamente e l’illusione di porre un ostacolo. Fantasie. Sostanzialmente però, l’economia globale non veniva mai seriamente intaccata dalle falle scavate dal sistema criminale, essendo alla fin della fiera una delle più efficienti  addirittura dell’intero Stato. Così con gli anni era divenuta meta ambita di emigranti in cerca di lavoro. E di alieni.                                                                                                                                          Blourgh.                                                                                                                                                                                                      Pezzi di hamburger surgelato mezzo digerito, comprato al supermercato dietro casa , cucinato al microonde in tre minuti, in tre respiri mentre gente veniva brutalmente uccisa e rapinata. No, la vita di Marek non era niente male. Per lo meno accettabile, vivibile. Aveva scoperto il trucco, ossia non pretendere mai troppo dall’esistenza: un lavoro che non porti velocemente al suicidio, un tetto sulla testa, magari qualche ragazza per scaricarsi e una Tv non ultrapiatta. Il Nirvana dei sensi; il Paradiso della nuova generazione dei disillusi. Un’ancora che affoga nel mare della banalità, un’incudine legata attorno alle caviglie e giù, tra gli abissi dell’anonimato. Bisognava fermarsi per non vomitare anche la bile. Inoltre stava perdendo troppo tempo e mentre tirava per l’ultima volta lo scarico del water, la sveglia suonò beffarda le sette in punto. Orario di sveglia e di colazione, orario per andare al lavoro. Orario di bambini che chiedono imploranti alle madri ancora cinque minuti di dormiveglia, tempo di caffè e coperte tiepide. Non per Marek, non più da due settimane. Sbuffando si alzò da terra reggendosi con il braccio destro all’asse del gabinetto per aprire la finestra del bagno ed assaporare la fresca brezza autunnale. Dacci oggi il nostro caldo smog quotidiano.

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